stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus

ウンベルト・エーコが『薔薇の名前』の序文で示した「はじめに言葉があった(In principio erat verbum.)」はヨハネ福音書1-1の引用だが、そこにはエーコの記号学者・哲学者らしさがにじみ出る「作られた誤謬」があり、エーコの作品世界のテーマを革新した一節でもある。この一文によりfilteringが働き、読者へ覚悟を突きつけ、好奇心を煽る。

「言葉と記号」、「実在と摂理」を語るこの物語の最後には、ラテン語で
stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus.
と示される。

In Latin,

La locuzione latina stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus (“la rosa primigenia esiste solo nel nome, possediamo soltanto nudi nomi”) è una variazione di un verso del De contemptu mundi di Bernardo Cluniacense, monaco benedettino del XII secolo. Essa deve la sua fortuna a Umberto Eco che ne ha fatto l’ultima frase del suo romanzo Il nome della rosa.

Il verso, che ha dato origine al titolo dell’opera, è stato spiegato dallo stesso Eco in Postille a “Il nome della rosa”: «Bernardo varia sul tema dell’ubi sunt (da cui poi il mais où sont les neiges d’antan di François Villon) salvo che Bernardo aggiunge al topos corrente (i grandi di un tempo, le città famose, le belle principesse, tutto svanisce nel nulla) l’idea che di tutte queste cose scomparse ci rimangono puri nomi».

Da notare che il verso originale di Bernardo è significativamente diverso, poiché recita stat Roma pristina nomine, nomina nuda tenemus. La traduzione di questa proposizione è: “Roma antica esiste solo nel nome…”. Pertanto la traduzione del verso di Eco sarebbe analoga, ma nel tentativo di dargli maggior senso e significato ne sono state date diverse interpretazioni. Tradotto letteralmente, il verso di Eco intende sottolineare che al termine dell’esistenza della rosa particolare non resta che il nome dell’universale. Questa versione si contrappone alla teoria di Guglielmo di Champeaux, il quale sosteneva che gli universali continuano ad avere una realtà ontologica anche dopo i particolari. Il verso però si può interpretare anche in un altro modo, affermando che “la rosa primigenia, la rosa che c’è prima di tutte le singole rose che possiamo vedere, l’universale della rosa, esiste solo di nome, non nella realtà”. Anche in questo senso è contestato il realismo estremo di Guglielmo, il quale sosteneva anche che gli universali esistono ontologicamente già prima degli individuali; al contrario, il verso afferma che all’inizio, nel fondamento della realtà, si può trovare soltanto il nome dell’universale e non un ente realmente esistente come è invece il particolare.

In particolare le diverse interpretazioni hanno origine dal diverso intendere il termine pristina che letteralmente significa: precedente, antico, passato, anteriore, primigenio, primitivo, che è all’origine.

In English,

The Latin term stat rosa pristina nomine, nomination naked tenemus (“the primeval rose exists only in the name, we only possess nudes names”) is a variation of a verse of De contemptu mundi by Bernardo Cluniacense, a Benedictine monk from the 12th century. It owes its fortune to Umberto Eco who made it the last sentence of his novel Il nome della rosa.

The verse, which gave rise to the title of the work, was explained by Eco himself in Postille to “The name of the rose”: “Bernardo varies on the theme of the ubi sunt (from which then the corn où sont les neiges d ‘ antan by François Villon) except that Bernardo adds to the current topos (the great ones of the past, the famous cities, the beautiful princesses, everything vanishes into thin air) the idea that of all these things disappeared there remain pure names “.

It should be noted that the original verse of Bernardo is significantly different, since it recites stat Roma pristina appointments, naming nude tenemus. The translation of this proposition is: “Ancient Rome exists only in the name …”. Therefore the translation of Eco’s verse would be similar, but in the attempt to give it greater meaning and meaning, different interpretations were given. Literally translated, the verse of Eco intends to emphasize that at the end of the existence of the particular rose does not remain that the name of the universal. This version is opposed to the theory of Guglielmo di Champeaux, who argued that the universals continue to have an ontological reality even after the details. The verse, however, can also be interpreted in another way, stating that “the primeval rose, the rose that there is before all the single roses that we can see, the universal of the rose, exists only in name, not in reality” . Also in this sense the extreme realism of Guglielmo is contested, who also maintained that universals exist ontologically even before the individual; on the contrary, the verse states that at the beginning, in the foundation of reality, only the name of the universal can be found and not a really existing entity as is the particular.

In particular, the different interpretations originate from the different understanding of the term pristina which literally means: precedent, ancient, past, front, primitive, primitive, which is at the origin.

慣例、古代、過去、正面、原始、原点という言葉の理解の違い。

小説最後にあるこのラテン語の詩が、普遍論争に問いかける。

原初の薔薇(rosa pristina)とは何で、裸の名前(nomina nuda)とは何か。
言葉と実在はどのように関係するのか。記号と摂理には秩序的な関係が認められるのか。

この世のすべての「わたし」に与えられた可能性とは逃げ口上ではなく、牙にかける答えの探求とよばれる自己正当化でもない。

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